Uno strappo nel cielo

Luigi Pirandello nel passo “Uno strappo nel cielo” de “Il fu Mattia Pascal” (XII cap.) affronta una questione centrale nelle sue considerazioni: la critica alla consistenza dell’io e all’oggettività della realtà. La metafora del teatro e delle marionette allude al fatto che, per Pirandello, la personalità dell’uomo è una costruzione fittizia, una maschera al di sotto della quale non vi è nulla, e che anche la realtà che ci circonda è una nostra costruzione, una proiezione della nostra soggettività. Tuttavia basta poco per mettere in crisi queste costruzioni, come appunto, lo strappo nel cielo di carta del teatrino. Il cielo è falso, ma le marionette lo considerano vero, perciò, quando ne viene denunciata la falsità attraverso lo strappo, esse entrano in crisi, non riescono ad aderire alla loro “parte” e sono costrette a vedere sé stesse e la realtà in modo diverso, straniato, così tutte le loro certezze si dissolvono, conducendole alla paralisi. Alla stessa maniera, il modo di agire dell’uomo è possibile solo se si crede alle costruzioni create, considerandole vere e ignorando il carattere convenzionale della realtà. Lo “strappo”, l’incidente casuale che ne svela la convenzionalità, tuttavia, obbliga l’uomo a prendere coscienza, lo pone dinanzi a dubbi e lo paralizza, inducendolo a perdere le certezze e i punti di riferimento che possiede.
(Angelica Anaclerio)
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