Orazio, Sat. 2. 7, vv. 74-114

In questa satira la parola è presa da Davo, schiavo di Orazio. Egli può approfittare della libertà di parola concessa dalla festa dei Saturnali per dire con franchezza ciò che pensa. Se è vero che l’unico uomo veramente libero è il saggio, colui che comanda a se stesso, che non ha paura della povertà, della morte e affronta da forte le passioni e disprezza gli onori allora, egli è libero, assai più libero del suo padrone che, nella sua incoerenza di poeta satirico che predica il bene agli altri ma pratica il male, si rende schiavo delle passioni e non riesce a restare un’ora assieme a se stesso, cercando nel vino e nel sonno di fuggire alla preoccupazione; ma invano. Orazio, quindi, viene definito da Davo “mobile lignum” e cioè una marionetta con fili esterni mossi da altri.
(Vittoria De Benedictis)

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