Tra finzione e realtà

Il Novecento è un secolo ricco d’innovazioni e trasformazioni che hanno modificato la società ma anche l’uomo stesso. In una realtà dinamica e in continuo cambiamento, l’Io di ogni uomo diventa specchio delle continue mutazioni, rendendolo fragile e instabile, incapace di gestire le continue nuove situazioni che la società gli offre. L’uomo diventa quindi una marionetta nelle mani della realtà, che lo controlla e lo influenza in ogni sua azione e pensiero. L’argomento è stato ampiamente trattato in letteratura e nell’arte, cercando di dimostrare i sentimenti e le disposizioni dell’uomo-marionetta in un mondo che appare come un gigantesco teatro. Anche in
ambito cinematografico l’argomento è stato affrontato. Uno dei film che rappresenta il concetto di marionetta è “The Truman Show” del 1998: il film racconta la storia di Truman Burbank, un impiegato di una società di assicurazioni che vive nella pacifica Seaheaven, tipica cittadina della provincia americana. Truman in realtà è l’ignaro protagonista del più seguito reality show del pianeta terra. Egli era stato adottato da un “network” quando era ancora in utero e il suo parto era stato mostrato in diretta mondiale. Intorno a lui era stata costruita una cittadina immaginaria popolata da attori alle dipendenze del “network”. Uno spettacolo in cui tutto è falso ad eccezione del suo protagonista, che vive la propria esistenza continuamente spiato dall’occhio di oltre cinquemila telecamere nascoste.Truman è vittima di un’infinità di condizionamenti che, fin dai suoi primi anni di vita, hanno voluto e hanno saputo reprimere il suo naturale desiderio di conoscere e di esplorare il mondo, insinuando in lui la paura di viaggiare e rendendolo quindi una marionetta nelle mani del suo burattinaio, il produttore dello show. Il protagonista appare prigioniero dal punto di vista sociale e mentale: egli fa parte di una società fittizia, ma per lui reale, quindi è prigioniero anche della sua incolpevole ignoranza. Il regista del film riesce inizialmente a trasmettere con perfezione la sensazione di assistere ad una trasmissione televisiva, con il continuo ricorso a campi medi e ravvicinati attraverso veloci ingrandimenti, con continui spot pubblicitari fittizi operati dagli attori del Truman Show e il comportamento caricaturale di alcuni personaggi secondari. Truman
però, verso la fine del film, grazie ad alcuni indizi e riflessioni personali, riesce a comprendere che in realtà è circondato da individui che recitano solo una parte e comprende che pur credendo di essere libero è solo un pupazzo nelle mani di chi ha reso la sua vita lo show più seguito di sempre. Questo ci riporta alle riflessioni degli intellettuali del Novecento, ma anche di molti secoli addietro, che avevano perfettamente compreso come l’uomo sia convinto di essere libero, ma non comprende che è una mera marionetta in una società fatta di maschere e finzione.
(Romina Montelli)
Truman-Show-Commercials

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...